La Roccaccia esiste solo nei documenti

 

 

Costacciaro - Secondo Graziano Gambucci, segretario amministrativo del comune di Costacciaro, e felice cultore di storia locale, la "via della Roccaccia" si chiamerebbe così, in ricordo d'un possente torrione circolare, sorgente, fino ai primi dei XX secolo, nei pressi dell'attuale monumento ai caduti. Tale "forte", così sarebbe stata chiamata la fortezza, stando ad un documento storico, dell'anno 1797, reperito dall'archivista Silvana Tommasoni, si sarebbe innalzato a difesa della porta che dava accesso al lato settentrionale della cinta muraria medioevale di Costacciaro. Il nome di "Roccaccia" sarebbe stato conferito al manufatto fortificato quando questo versava già in uno stato di fatiscenza. La porta, che doveva aprirsi a lato della presunta rocca, dovette prendere il nome di Porta di San Donato, poiché, da essa, si potrebbe essere verosimilmente dipartita una strada che raggiungeva l'attuale frazione di Caprile, detta, appunto, nel Medioevo "Villa Sancti Donati", ovverosia, 'Villa di San Donato'. Tale torrione circolare, forse contemporaneo al "Trióne", cioè alla torre circolare, duetrecentesca, che, nel 1477, fu inglobata nel rivellino di Francesco di Giorgio Martini da Siena, sembrerebbe riportato anche nella cinquecentesca carta della diocesi della città di Gubbio del chierico e cartografo Ubaldo Giorgi. Con la chiusura della postulata "Porta di San Donato", il cui accesso doveva essere molto scomodo, per la ristrettezza dimensionale e la ripidezza dell'accesso, sarebbe stato aperto un nuovo passaggio pedonale a fianco dell'altra porta che dava adito al "cardo maximus", ovverosia alla via centrale, orientata in senso nord-sud, di Costacciaro, vale a dire all'odierno corso Giuseppe Mazzini.

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