Quando gli "homines" si presero il Cucco

La sfida per il monte

 

 

Costacciaro - Correva l'anno del Signore 1289, quando molti degli "homines", cioè degli Uomini Originari di Costacciaro, si sottoposero a lunghe ed estenuanti deposizioni, in un processo celebrato a Gubbio tra l'aprile dello stesso anno ed il 1290. Il procedimento contrapponeva il monastero benedettino avellanita di "Sanctus Andreas de Insula Filiorum Manfredi" (l'attuale "Badia") e la sua casa madre di Fonte Avellana, da una parte, e gli abitanti del castello di "Colle Stazarii" (l'odierno Costacciaro), dall'altra. La causa principale del contendere era rappresentata dal fatto che gli Uomini di Costacciaro avrebbero impedito ai pastori del monastero benedettino avellanita di Sant'Andrea de Insula Filiorum Manfredi di pascere greggi ed armenti sul Monte Cucco, li avrebbero scacciati di là, e, perché mai più vi facessero ritorno, avrebbero messo, in pieno accordo col capitano dello stesso Castello di Costacciaro, a montare una guardia armata, alcuni custodi ("custodes"). Col transito e la sosta dei bestiami, infatti, i pecorai di Sant'Andrea dell'Isola avrebbero arrecato gravi danni a quei luoghi, così tanto faticosamente dissodati, lavorati, e seminati, dagli Uomini di Costacciaro. Dagli atti del processo si desume come questi "homines" avessero consuetudinariamente acquisito, già da almeno 20‑30 anni prima della costruzione di Costacciaro da parte degli Eugubini, il diritto di pasturare, lignare e rancare (cioè ricavare ranchi, "rancora", per la coltivazione di cereali) su almeno una parte del massiccio del Cucco. Non conosciamo il verdetto del processo, ma appare oltremodo evidente come questo dovette essere favorevole agli Uomini Originari, visto che, da allora, essi non hanno mai più smesso di possedere, pacificamente, la montagna.

Euro Puletti