I naufraghi dell’“Imperatrice d’Irlanda”

"Novant'anni fa un'immane tragedia del mare coinvolse emigranti umbri, marchigiani e lombardi"

 

di Euro Puletti

Il 28 maggio 1914, uno “steamer”, cioè un piroscafo inglese, che si chiamava RMS (‘Royal Mail Steamer’), “Empress of Ireland” (‘Imperatrice d’Irlanda’), mollati gli ormeggi dal porto di Québec, in Canada, per far rotta su Liverpool, in Inghilterra, dopo appena 9 ore e 42 minuti di navigazione, nel Golfo del Fiume San Lorenzo, per la fittissima nebbia, all’una e 20 del mattino del 29 maggio, entra in collisione con la nave da carico norvegese Storstad, stracolma di carbone, ed affonda, con il suo carico di 1.477 uomini, in appena 14 minuti. 1.012 persone, almeno una ventina delle quali di presumibile nazionalità italiana, annegano sùbito, e, fra esse, 134 bambini. Fra i deceduti italiani, va annoverato un abitante di Costacciaro (PG), Giovanni Bucciarelli, “perito miseramente nel tornare in Patria a riabbracciare i cari nell’acque dell’oceano nel naufragio del 29 maggio 1914 a 52 anni”, come recita testualmente la sua lapide mortuaria, affissa sul muro interno del cimitero civico di Costacciaro. Il nome di Giovanni Bucciarelli, registrato in maniera scorretta come “Buccarelli John”, può essere verificato, de visu, scorrendo la lista della “Canadian Pacific”, o leggendo le pagine del libro Forgotten Empress, di David Zeni. Avendo cinquantadue anni, Giovanni Bucciarelli poteva essere, dunque, emigrato negli Stati Uniti, per fare il minatore, a fine ’800, probabilmente passando, e soffermandovisi, per lo Stato del Minnesota, ed il Canada, e facendo sì, con il suo esempio, che altri compaesani lo seguissero. All’epoca del naufragio, Giovanni Bucciarelli aveva già perduto un figlio, Otello, morto, di malattia, a Gualdo Tadino, il 3 maggio 1911, all’età di sedici anni. Il naufrago Bucciarelli è ritratto, insieme al figlio Otello, in una foto anteriore al 1911. Morendo, Giovanni Bucciarelli lasciò la vedova Laura Generotti e due orfani: Paris e Marianna. Da Paris nacquero Assunta, Laura, Bruno e Giovanni, il quale ultimo riacquistò il nome del nonno. Seguendo probabilmente il coraggioso esempio di Giovanni Bucciarelli, un autentico antesignano, attorno al 1909, approderà in America, all’età di circa vent’anni, anche il personaggio più emblematico dell’emigrazione transoceanica di Costacciaro, vale a dire il poeta, “minatore del ferro”, e sindacalista Efrem Bartoletti.

Insieme al citato Bucciarelli, avrebbe dovuto imbarcarsi, sull’“Empress of Ireland”, anche Ubaldo Minenza di Sigillo (PG), il quale, tuttavia, per sua fortuna, trovò i biglietti già completamente esauriti. 465 sopravvissuti al naufragio fluttuano, così, per lungo tempo, nelle gelide acque del Fiume San Lorenzo, prima di essere tratti in salvo: almeno sette di loro sono italiani, tre, o quattro, della provincia milanese, due umbri ed un marchigiano. Questa, in sintesi, la dinamica di quello che taluni considerano come il secondo, o terzo, disastro marittimo civile di tutti i tempi, inferiore solo, ma di poco, a quello del Titanic. Fra gli Italiani, scampati alla morte, vi furono, almeno: Domenico Pierpaoli di Cave di Sassoferrato (AN), Emilio, Egildo e Carolina Braga di Turbigo di Milano, e Giuseppina (o “Josephine”) Braga, anch’ella, pare, di Turbigo, o d’un altro centro della provincia di Milano, Lupini Nazzareno (di Emiliano), 21enne di Ràncana di Costacciaro, e Paolo Morelli (detto “Paolino”, figlio di Giovanni), 29enne di Villa Col de’ Canali di Costacciaro. In riferimento ai due ultimi naufraghi citati, lo studioso canadese Mister Geoff Whitfield, attestandone la puntuale registrazione nelle liste ufficiali dei sopravvissuti al disastro marino in narrativa, scrive: “The official CPR listings mention that both of these men were indeed on the last voyage of the Empress of Ireland. Both were rescued and travelling from Duluth to Turin. They sailed later on the “Corsican” on 31st May 1914”. Di Paolo Morelli si conserva, inoltre, una foto, spedita da Hibbing, o da Eveleth, nello Stato americano del Minnesota. Il fatto è molto importante, poiché ci testimonia la circostanza secondo la quale Morelli, come sicuramente altri minatori italiani, pervennero forse in Canada, essendosi, prima, lungamente soffermati a lavorare nelle miniere di ferro (o, in seconda ipotesi, di carbone) dello Stato del Minnesota.

Tutti gli emigranti in narrativa approdarono ad Ellis Island (New York) tra il 1899 ed il 1913, come è puntualmente registrato dal sito www.ellisisland.org, dal quale si riportano alcune estrapolazioni. Si avverte, però, come vi siano forti incongruenze fra le date di nascita di alcuni emigranti, registrate nelle liste degli immigrati ad Ellis Island, e quelle, ben più attendibili, desunte dagli uffici dell’anagrafe dei diversi comuni italiani di provenienza.

Di ritorno dal Canada, o dal Minnesota, dove erano andati a cercare lavoro in qualità di minatori, chi, come Nazzareno Lupini, per trasferire definitivamente la famiglia in quegli Stati del Nord America, dove avevano trovato una buona occupazione, chi, forse, per la chiamata alle armi (si rammenti che s’era nell’immediata vigilia della Prima Guerra Mondiale, e, l’Italia, di lì a meno d’un anno, sarebbe entrata in guerra), tali naufraghi dovettero essere ricuperati, dopo ben 24 (o 48) ore passate “in balìa delle onde”. Dalle liste ufficiali dei naufraghi, morti e sopravvissuti, risulta, infatti, che, dal 29 di maggio, notte del naufragio, i sopravvissuti furono tratti in salvo soltanto il giorno 31 dello stesso mese. Queste notizie ufficiali concordano perfettamente con le testimonianze orali, rilasciate dai parenti della più parte dei naufraghi italiani. Uno, o due, dei sette italiani citati dovettero restare, per circa due ore, lunghi distesi sopra una porta di legno del piroscafo, usata come rudimentale zattera. La lista ufficiale dei sopravvissuti al disastro del mare (desunta dagli Archivi Nazionali del Canada) menziona il fatto che sette degli Italiani citati facevano effettivamente parte dei passeggeri dell’ultima “crociera” dell’“Empress of Ireland”. Sei di loro, sempre stando a questa lista, che non menziona Emilio Braga, forse confondendolo, e “facendone una sola persona” con Egildo, furono tratti miracolosamente in salvo. Alcuni di essi, però, dopo essere stati strappati alla morte con le scialuppe di salvataggio, furono separati ed alloggiati in luoghi diversi, cosicché, ad esempio, come si apprende dalla nipote paterna, Rosella Braga, e da sua madre, i due coniugi Egildo e Carolina Braga (i quali, sposatisi negli Stati Uniti il 3 giugno 1911, persero, nel naufragio, il loro figlioletto primogenito Rino, sommerso da un’improvvisa ondata, che lo strappò alle mani del disperato padre), poterono riabbracciarsi, sempre in America, soltanto dopo un mese di doloroso distacco. I coniugi, però, ebbero almeno la fortuna di fare insieme il viaggio di ritorno in Italia.

I consorti Braga, che, come detto, si erano congiunti in matrimonio negli Stati Uniti, ebbero successivamente a risposarsi nel paese natale di Turbigo il 1° novembre 1914, in quanto possedevano un certificato di matrimonio, scritto in lingua inglese, che nessuno era in grado di leggere e tradurre e, quindi, di registrare. Dal loro matrimonio era nato il citato Rino (forse nell’anno 1912), che, poi, perì, come ricordato, nel naufragio. Successivamente al loro rientro in Italia, essi ebbero altri figli. La prima figlia  nacque loro il 17 marzo 1915 a

Turbigo, ed essi la vollero chiamare Rina, in ricordo del figlio annegato, ma, purtroppo, morì anch’ella, giovanissima, il 25 novembre 1917, per malattia. La seconda femmina, nata a Turbigo il 17 febbraio 1920, ed ancora vivente, la chiamarono Enrichetta, mentre il secondo maschio (padre della signora Rosella Braga), nato a Turbigo il 5 ottobre 1924, e deceduto, sempre a Turbigo, il 1° febbraio 2001, fu battezzato con il nome di Mario. Il 15 luglio 1930, ai Braga nacque la terza femmina, anch’ella chiamata Rina, ma pure lei morì, per malattia, il 26 giugno 1931. Nel 1961, Egildo e Carolina Braga festeggiarono l’anniversario del loro cinquantesimo di matrimonio. Nonostante la gioia dell’evento, Egildo Braga soffrì tremendamente, specie in quella circostanza, della perdita del figlio nel naufragio, una disgrazia, che, pur essendone egli del tutto incolpevole, non riuscì mai e poi mai a perdonarsi.

Una volta tratti in salvo, tali sopravvissuti (forse ad esclusione di Carolina e Giuseppina Braga) vennero prontamente inviati, da Duluth, nel Minnesota, dove risulta avessero fatto i biglietti (“Ticket issued at”), a Milano e Torino. Essi, infatti, imbarcati a bordo del “Corsican”, salparono (“Sailed”) il giorno 31 di maggio del 1914. La lista ufficiale, riportando, spesso, in maniera errata, i loro nomi, li registra come Braga, Egildo (rescued = ‘salvato’), Braga, Mrs. Carolina (rescued), Braga, Miss Josephine (rescued), Lupine, Nazzareno (rescued), Morrelli, Paolo (rescued), Pierpoli, Domenico (rescued). Gli scarni dati d’archivio qui riportati, sugli Italiani scampati all’inabissamento dell’“Imperatrice d’Irlanda” si possono validamente integrare con un’annotazione, apposta sul “recto” d’una foto documentaria (o, forse, del ritaglio d’un giornale dell’epoca) di proprietà del signor Giovanni Morelli (nipote del citato naufrago Paolo Morelli), che raffigura e denomina (ma, talora, erroneamente) tutti e cinque i naufraghi italiani. La dicitura generale della foto, soprascritta a mano col pennino, recita testualmente: “Superstiti del piroscafo “Imperatrice d’Irlanda” naufragato il 29 maggio 1914”. Pierpaoli Domenico vi è registrato, in maniera erronea, come “Pier Paolo Domenico”. Curioso il nome del centro abitato di Villa Col de’ Canali, graficamente reso come “Villa Coldecanali”. Per quanto riguarda la foto documentaria (che ha profondamente emozionato la nipote paterna dei Braga, la signora Rosella, alla vista dei nonni), occorre dire che la persona indicata come Emilio Braga era, in realtà, il nonno paterno della suddetta Rosella Braga, vale a dire Egildo Braga. Tale interpretazione è stata perfettamente confermata dal confronto sinottico con le foto che la signora Rosella Braga mi ha gentilmente inviato.

 

L’“istantanea” sopra riprodotta dovrebbe essere stata scattata sull’imbarcazione “Corsican”, poco dopo il “ripescaggio”, o su di un’altra, che li ricondusse in Europa. Credo, personalmente, in ogni caso, che la foto sia stata realizzata, forse da un giornalista, a bordo di una delle navi di ricupero, proprio per documentare la presenza dei pochissimi Italiani scampati alla tragedia del mare. Venendo, ora, a Paolo Morelli, figlio di Giovanni, il quale aveva, allora, trentadue anni (dovette, dunque, nascere nel 1885), occorre dire che comparirà, successivamente, di fronte al sindaco di Costacciaro, Celso Bartoletti, il 22 giugno 1917, assieme a Nazzareno Lupini, dichiarando d’aver ricevuto danni, morali e materiali, dal naufragio dell’“Imperatrice d’Irlanda”, e, chiedendo, col firmare la richiesta di risarcimento, indennizzi e rifusioni, alla presenza dei testimoni Generotti Benedetto, di Clito, di anni trentatré, e Alimenti Antonio, di Luigi, di anni sessantanove. Nonostante il lungo e snervante iter burocratico delle richieste e delle domande, cui entrambi furono sottoposti, né a Nazzareno Lupini, né a Paolo Morelli fu, tuttavia, mai riconosciuto alcun beneficio o risarcimento, come si verificò, d’altronde, ed assai ingiustamente, anche per Egildo e Carolina Braga. Morelli perse, successivamente, la vita, il 10 dicembre 1918 (alcuni parenti parlano, tuttavia, del 1919), per i mali fisici, conseguenti ai combattimenti sostenuti nello scorcio della Prima Guerra Mondiale, durante la quale aveva militato nell’88° reggimento fanteria, come è parzialmente ricordato dalla lapide commemorativa ai caduti della Grande Guerra di Villa Col de’ Canali e dalla precisa circostanza che i suoi due figli, Ugo e Renato, percepivano la pensione quali orfani di guerra del padre. La moglie di Paolo Morelli, Assunta, doveva essere già incinta, allorché suo marito fece naufragio. Si racconta, infatti, che, quando, nel 1915, agli sposi nacque il secondo maschio, il padre volle chiamarlo Renato, e, ciò, probabilmente, a causa del fatto che la “Imperatrice d’Irlanda” s’era “arenata”, vale a dire che era miseramente colata a picco. A me piace, invece, pensare che il nome Renato, corrispondendo appieno al suo significato etimologico di ‘restituito a nuova vita’, volesse, nelle intenzioni del padre, alludere alla sua odissea di uomo “rinato” alla vita, cioè miracolosamente scampato ad un sicuro destino di morte. Di Paolo Morelli conserviamo anche una bella foto in divisa da fante della prima guerra mondiale. Quando Paolo Morelli si spense, in conseguenza dei mali contratti in guerra, i suoi due figli, Ugo e Renato, avevano, rispettivamente, sette e tre anni circa

 

Il non irrilevante numero di Italiani, che, a partire dal XIX secolo, era emigrato in Canada, alla ricerca di lavoro, s’interrompe, quasi totalmente, nel 1914, sia per lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, sia, anche, forse, per lo sgomento suscitato da quest’immane tragedia. Al signor Pietro Cecconi, sessantottenne pensionato di Coggio Molino di Scheggia, nipote materno di Nazzareno Lupini, è stato tramandato, dalla madre, Assunta Lupini, nata nel 1917, come la nave sulla quale il padre (che ella non ebbe il tempo di conoscere) stava tornando in Italia, per trapiantare definitivamente la famiglia negli Stati Uniti, od in Canada, dove aveva trovato un buon lavoro da minatore, avesse fatto naufragio di maggio, e suo padre Nazzareno si fosse salvato, sorreggendosi al precario ed ondeggiante sostegno d’una tavola galleggiante. Nazzareno Lupini era ventenne, e sposato da poco, con Scolastica Ciuferri, quando decise, tra il 1912 ed il 1913, di partire, alla volta dell’America, per poter offrire una vita migliore alla famiglia che intendeva formarsi. Era forte, bello e volenteroso, e nessuna difficoltà lo avrebbe potuto scoraggiare dal suo tenace proposito di fare fortuna “nelle lontane Americhe”. Non sapeva, però, che un destino avverso era già “in rotta di collisione” con i suoi prefissati obiettivi. Nato, a Ràncana di Costacciaro, nel 1893, scampato miracolosamente al naufragio, ma con la salute, ormai, irrimediabilmente compromessa, attorno al 1918, all’ancor giovane età di 25 anni, e con due figli piccoli, Francesco e Assunta, fu probabilmente stroncato dalla terribile epidemia dell’influenza spagnola. Il suo corpo venne sepolto accanto al vialetto di cipressi che ha inizio dal vecchio ingresso del civico cimitero di Costacciaro. Qui, la moglie e la figlia venivano spesso per accendergli un lumino votivo e pregare, in lacrime, sulla sua tomba. Le sue sparse ossa riposano, ora, nell’ossario comune dello stesso camposanto. La moglie Scolastica si risposò ed ebbe, a Costacciaro, dove s’era, nel frattempo, trasferita, un altro bimbo, al quale fece riacquistare il nome di Nazzareno. I nazisti, nel corso d’un rastrellamento, trucidarono Nazzareno, innocente creatura, presso Coggio Molino di Scheggia, il 27 marzo del 1944, alla giovane età di 17 anni. Di Nazzareno Lupini “senior” si conservano tre fotografie, una delle quali deve essere stata scattata negli Stati Uniti, od in Canada, poiché lo ritrae, sigaro alla mano, molto ben vestito, e con l’aria visibilmente soddisfatta della sua riuscita nella vita. Il cosiddetto “dossier Lupini”, recentemente scoperto, e gentilmente speditomi dall’archivista Pierre Collins, dell’Università di Québec a Rimouski, in Canada, tratta della sopraccitata richiesta di risarcimento, inoltrata da Nazzareno Lupini alla società di navigazione della nave “speronatrice” Storstad, con l’intermediazione del consolato italiano in Canada, e precise attestazioni della sua identità, cittadinanza e stato civile, firmate, a Costacciaro, dall’allora sindaco Celso Bartoletti, e dallo stesso Lupini. La pratica fu visionata e firmata, per l’autenticazione e legalizzazione della firma, dall’allora regia prefettura dell’Umbria, dal ministero dell’interno, e da quello degli affari esteri, presso il consolato inglese di Roma, il 20 luglio 1915, e controfirmata dallo stesso console britannico. Nazzareno Lupini, figlio di Emiliano, di anni ventiquattro (dunque era nato, come detto, nel 1893), comparirà, poi, nuovamente, di fronte al sindaco, Celso Bartoletti, il 22 giugno 1917, assieme a Paolo Morelli, figlio di Giovanni, il quale aveva, allora, trentadue anni (dunque, come ricordato, dovette nascere nel 1885, mentre altre fonti ne retrodatano la nascita al 16 novembre 1883), dichiarando d’aver ricevuto danni, morali e materiali, dal naufragio dell’“Imperatrice d’Irlanda”, e, chiedendo, con l’apposizione della firma sulla richiesta di risarcimento, d’essere indennizzato, alla presenza dei due succitati testimoni: Benedetto Generotti e Antonio Alimenti.

Di Domenico Pierpaoli, invece, sbarcato a New York nel 1909, all’età di 32 anni (e, successivamente, seguito da due fratelli, Antonio ed Ugo, approdati ad Ellis Island nel 1913, rispettivamente a 28 e 24 anni d’età), due delle figlie, Eulalia ed Ines, mi hanno recentemente riferito come il padre fosse nato a Cave di Sassoferrato. Il Pierpaoli si sarebbe sottratto alla morte, insieme ad un compagno, solo grazie ad un salvagente, avvistato assai per tempo, e sarebbe restato, per ben ventiquattro ore, in acqua. Pierpaoli si ricordava delle centinaia di mani tese verso di lui, che tentavano, vanamente, d’aggrapparsi alla sua ciambella, e ad ogni cosa che riuscisse a galleggiare, mentre, mors tua vita mea, chi si era già assicurato a questi oggetti fluttuanti, faceva del tutto per far loro mollare la presa. Il Pierpaoli riferiva, inoltre, commosso, che, fra la miriade di naufraghi, la quale, vociante, lo attorniava, vi erano anche moltissimi bambini piangenti. Quest’uomo coraggioso, benché anch’egli allo stremo delle forze, si prodigò per portare soccorso. Il suo fisico riportò, però, danni permanenti dalla lunga esposizione alle gelide acque fluviali. Mio padre, Domenico Pierpaoli -racconta la settantanovenne figlia Ines- era emigrato in America per cercare lavoro con un suo fratello. Il fratello del babbo restò là, mentre Domenico volle ritornare. Era stato costretto ad andare in America, perché in Italia c’era allora la miseria. Lui era nato a Cave di Sassoferrato, dove lavorava presso un mulino. Nella chiusa del mulino aveva imparato a nuotare, ma non avrebbe mai pensato, che, un giorno, questa cosa gli sarebbe tornata così utile. La nave era affondata di notte, e lui nuotò, ininterrottamente, per ventiquattro ore, finché, fattosi nuovamente giorno, fu recuperato da una scialuppa di salvataggio. “Piccato su ’sta barchetta”, ebbe salva la vita. Una mamma, con due figli piccoli, scongiurava gli occupanti della lancia di farla salire a bordo, ma la scialuppa era stracolma di persone, e, con uno solo di più, si sarebbe anch’essa inabissata. Mio padre, poco dopo recuperato, si sentì male, e rimase, come morto, per due intieri giorni, passati i quali, riprese lentamente vita. Da quel giorno in poi, tuttavia, soffrì sempre delle conseguenze del naufragio, sia per quanto riguarda la mente, sia per ciò che concerne il corpo. La tragedia lo segnò così profondamente, che, quasi ogni giorno, sentiva l’urgente, insopprimibile necessità di raccontare a tutti la sua disavventura finita bene. Narrava così spesso, e tanto insistentemente, tale storia, che, noi tutti, che eravamo ben undici figli, pur intuendo la sua angoscia, c’eravamo quasi stancati di starlo ad ascoltare. Ora, invece, ne comprendiamo appieno il dramma umano”. Alle figlie, il Pierpaoli riferì anche di essere stato a lavorare nello Stato americano della Pennsylvania. Un altro Sassoferratese, meno fortunato del Pierpaoli, fu Luciano Bellucci, il quale perse tragicamente la vita nel naufragio. Nelle liste ufficiali dei morti e sopravvissuti alla tragedia del mare, il Bellucci è erroneamente registrato come “Belluci, Luciani”. Dagli archivi informatici del sito Internet www.ellisisland.org, apprendiamo come Luciano Bellucci sbarcasse nel porto di New York nell’anno 1910, all’età di 29 anni.

S’è di recente scoperto che, persino in Umbria, v’era chi approfittava del dramma dell’emigrazione transoceanica, “favorendo”, ma a caro prezzo, gli espatri illegali. Le leggi d’allora sull’immigrazione clandestina erano, però, ferree, quasi disumane: costringevano, infatti, molti poveri emigranti, già “venduti da mercanti d’uomini senza scrupoli”, all’espulsione ed al rimpatrio immediato. Dal resoconto di tale tragedia si scopre anche, come, per i viaggi transoceanici alla volta dell’America settentrionale, alcuni italiani avessero utilizzato, magari solo per il ritorno, la rotta Liverpool-Québec. Fino ad ora si sapeva, infatti, che gli emigranti italiani, diretti in America, preferivano (o dovevano) imbarcarsi in taluni porti francesi.

 

Nomi                                                Biglietti fatti a                        Destinazione                        Note

 

Befara, Nazzarino                                    Duluth, Minn.                              Milan

Belluci, Danti                                           Duluth, Minn.                              Turin

Belluci, Luciani                                        Duluth, Minn.                              Turin

31st May

Bernosiss, Luigi                                        Montreal                                    Ascoli-Piceno

Braga, Egildo (rescued)                              Duluth, Minn.                             Milan             Sailed Corsican, 31 st May

Braga, Mrs Carolina   (rescued)                         "                                              "                                "

Braga, Miss Josephine (rescued)                       "                                              "                                "

Brendi, Nazzarino                                        Duluth                                       Turin

Buccarelli, John                                           Duluth                                       Turin

Dellimorti, Francesco                                   Duluth, Minn.                              Turin

Falni, David                                                 Duluth, Minn.                              Turin   

June

Lupine, Nazzareno (rescued)                        Duluth, Minn.                                Turin             Sailed Corsican, 31st May

Marini, Guiseppe                                          Duluth,Minn.                                Turin  

Minardo, Luigi                                              Duluth,Minn.                                Turin 

Morrelli, Paolo (rescued)                                Duluth,Minn.                                Turin            Sailed Corsican, 31st May

Paccozzachi, Guiseppe                                Duluth, Minn.                              Turin 

Piermatter, Lorenzo                                       Duluth, Minn.                              Turin 

Pierpoli, domenico (rescued)                           Duluth, Minn.                              Turin              Sailed Corsican, 31st May

Presointti, Waldo                                           Duluth, Minn.                              Turin 

June

Sagrafeno, Aurelio                                          Duluth, Minn.                              Turin 

Tome, Luigi                                                    Duluth, Minn.                               Milan

Ugolini, John                                                    Duluth, Minn.                              Turin

Vagre, Adele                                                    Duluth, Minn.                               Milan

Vagre, Ameriga                                                        "                                            "

Vagre, Amerigo                                                        "                                            "

Vagre, Angelo                                                           "                                            "

Vagre, Luigi                                                               "                                            "

Nella lista, sopra riportata, dei probabili scampati italiani all’affondamento dell’“Imperatrice d’Irlanda”, figurano taluni cognomi che sono assai diffusi nell’Umbria e, in specie, nel comune di Costacciaro. Navigando nel sito www.ellisisland.org, l’attento funzionario comunale, Signor Graziano Gambucci, ha scoperto che, fra gli emigrati italiani negli Stati Uniti, agli inizi del XX secolo (la quasi totalità degli emigrati italiani in U.S.A. è sbarcato ad Ellis Island per le formalità di rito), vi sono, ad esempio, stati Luciano Bellucci di Sassoferrato ed Aurelio Sagrafena di Costacciaro. È assai probabile che i nomi appena citati corrispondano a quelli degli annegati della citata lista, riportati come “Belluci, Luciani”, e “Sagrafeno, Aurelio”. Se queste ed altre corrispondenze venissero definitivamente confermate, il numero dei costacciaroli, coinvolti nella sciagura del mare, salirebbe a quattro, quello degli umbri a cinque (con Giuseppe Marini di Perugia, o provincia, uno dei tanti Giuseppe Marini che risultano), e quello dei marchigiani sassoferratesi a due.     

Fonti orali essenzialmente consultate

Rosella Braga, Turbigo (MI), nipote paterna di Egildo e Carolina Braga, Eulalia Pierpaoli (Roma), ed Ines Pierpaoli (Santo Stefano di Santa Maria dell’Aquila), figlie di Domenico Pierpaoli; Giovanni e Bruno Bucciarelli (di Costacciaro), nipoti paterni di Giovanni Bucciarelli; Giovanni Morelli (Villa Col de’ Canali), nipote paterno del naufrago Paolo Morelli; Pietro Cecconi (Còggio Molino di Scheggia), nipote materno di Nazzareno Lupini, Luigi Lupini (Ràncana [Costacciaro]), nipote del naufrago Nazzareno Lupini; Angelo Morelli (Costacciaro), pronipote paterno del naufrago Paolo Morelli; Alfredo Morelli (Costacciaro); Nerise Morelli (Villa Col de’ Canali [Costacciaro]), moglie del figlio del naufrago Paolo Morelli; Dr. Antonio Bellucci (Sassoferrato), Stefania Pierpaoli (Gaville [Sassoferrato]), Dr. Ivo Puletti (Villa Col de’ Canali [Costacciaro]), Rita Boini (Perugia), Graziano Gambucci (Costacciaro), Mr. Geoff Whitfield (Canada). Un grazie allo studioso Romano Guerra, per il dono della copertina de "La Domenica del Corriere". Uno speciale ringraziamento va a Rita Boini, ispiratrice di queste mie ricerche.

Fonti archivistiche e bibliografiche

Antonio Lechasseur, Directeur Division des services aux chercheurs archiviste aux Archives Nationales du Canada à Ottawa. Antonio Lechasseur, Ministère de la Culture et des Communications Centre d’archives du Bas-Saint-Laurent et de la Gaspésie-Îles-de-la-Madeleine 337, rue Moreault Rimouski (Québec) G5L 1P4. André Ruest, List of Canadian Pacific. David Zeni book, Forgotten Empress. Pierre Collins, Archiviste aux Archives Régionales  de l’Université du Québec à Rimouski (Canada). Gilles Durand Archiviste responsable de l’Estrie Ministère de la Culture et des Communications Direction du conseil et de l’action régionale Centre d’archives de l’Estrie 225, rue Frontenac, niveau 4 Sherbrooke (Québec)  J1H IK1. Richie Allen Reference Archivist Researcher Services Division National Archives of Canada. Archivio anagrafico del Comune di Costacciaro (PG), Archivio anagrafico del Comune di Turbigo (MI), The official CPR listings. www.ellisisland.org

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